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Animali utili e dannosi: categorie da superare

Opinione comune è che la Cornacchia sia un animale dannoso, ma la sua presenza è importante per altre specie, i rapaci in particolare

(Mantova, 19 Settembre 2017) - Di Achille Peri, GRAM, Gruppo Ricerche Avifauna Mantova

Nel corridoio della mia scuola elementare, molti decenni fa, era appeso un cartellone che separava nelle sue due metà gli animali utili da quelli nocivi. Di quel pannello ricordo che la Rondine faceva parte dei "buoni", verosimilmente perché si ciba di fastidiosi insetti, mentre nell'altro campo stavano lo Storno, che mangia spudoratamente le ciliegie e riempie di guano le auto posteggiate, e il Ratto che razzia i magazzini di derrate alimentari.

L'idea che gli animali siano classificabili in base al concetto di utilità o nocività è tuttora molto diffusa, ma forse è necessario analizzarla un po' più a fondo per capire quanto sia corretta. Per prima cosa analizziamo gli aggettivi: utile, dannoso, nocivo sono termini che ovviamente fanno riferimento alla specie umana. Utile per l'agricoltura, dannoso per la nostra salute, e così via. Ma se ci allontaniamo appena da una posizione totalmente antropocentrica, capiremo come sia possibile cambiare prospettiva.

Le relazioni tra gli esseri viventi sono caratterizzate quasi costantemente da conflitti di interesse, come ad esempio nei rapporti tra preda e predatore, dato che il primo desidererebbe vivere e il secondo pure, ma divorando il primo; oppure nella silenziosa battaglia tra vegetali per lo sfruttamento di una radura assolata; o ancora nelle guerre tra gruppi di scimpanzè per il possesso di un territorio. Dal momento che anche l'Uomo fa parte dell'ecosistema e in più ne occupa una posizione estremamente particolare e preponderante, è comprensibile come i conflitti tra "noi" e "loro" siano innumerevoli. Siamo tuttavia tentati di applicare categorie differenti quando si parla solo di animali o quando siamo coinvolti direttamente. Infatti, mentre ci sembra normale etichettare come nocivo uno storno, con tutte le conseguenti azioni che un termine così negativo potrebbe giustificare, definire il leone come dannoso per la gazzella ci fa decisamente sorridere.

Non voglio qui scrivere dei problemi legati a specie alloctone (ovvero originarie di altre zone geografiche e naturalmente non presenti nel territorio considerato) introdotte in vario modo come la Nutria, il Siluro o lo Scoiattolo grigio, poiché l'argomento è molto vasto e complesso. Al contrario, ecco di seguito alcune considerazioni su una specie locale (ovvero autoctona, il contrario di alloctona) come la Cornacchia grigia (nome scientifico: Corvus corone cornix). 

La Cornacchia grigia per la sua ampia diffusione e consistenza, è uccello ben noto a tutti, ma che spesso viene chiamata genericamente "corvo". Il Corvo (Corvus frugilegus) è invece una specie diversa che compare, prevalentemente nella parte meridionale della nostra provincia, solo durante il periodo invernale e non è cacciabile; al contrario della Cornacchia che è invece osservabile tutto l'anno e compare nella lista degli uccelli che si possono abbattere.

L'opinione comune è che la Cornacchia sia il prototipo degli animali dannosi. Trattandosi di una specie onnivora e che spesso raggiunge concentrazioni di individui molto elevate, può effettivamente provocare danni alle colture di un certo rilievo. Gli agricoltori, di conseguenza, non sono degli estimatori di questo uccello. I cacciatori, dal canto loro, vedono nella Cornacchia un importante predatore di piccoli di fagiani e lepri, nonché di nidiacei di altre specie selvatiche, specialmente di Passeriformi. La Cornacchia è descritta come specie "generalista" proprio perché sfrutta risorse ambientali, tra cui il cibo, in modo ampio e con poche limitazioni; una strategia di successo, un po' come avviene per il ratto. Per questi motivi la specie viene comprensibilmente etichettata come dannosa. 

Se però analizziamo il comportamento della Cornacchia in una cornice più ampia, ecologica, di relazione, scopriamo che la presenza di questo uccello è importante per altre specie. I suoi voluminosi nidi, infatti, una volta abbandonati, vengono molto spesso utilizzati da altre specie, in particolare da rapaci come gheppi, gufi comuni, sparvieri,  lodolai e talvolta persino da allocchi; senza nidi di Cornacchia la riproduzione, e quindi la diffusione, di questi importanti predatori diminuirebbe sensibilmente. Essi rappresentano infatti una componente essenziale per il controllo naturale di alcune specie di insetti e in generale roditori (tutti animali anch'essi etichettati come "dannosi" per l'uomo). Da questa prospettiva, quindi, la Cornacchia può senz'altro definirsi "utile" poiché contribuisce, soprattutto indirettamente, a limitare la proliferazione eccessiva di topi di varia natura.

Se considerassimo quindi la Cornacchia unicamente come specie dannosa e ne ipotizzassimo la sua scomparsa, dovremmo poi fare i conti con squilibri in altre porzioni della rete di interazioni ecologiche che, come spesso accade, si rivelano difficili, se non impossibili, da governare.

Proviamo quindi ad abbandonare le categorie di "utile" e "nocivo" e riconsideriamo la situazione alla luce di un concetto più globale di "equilibrio". Semplificando  in estremo: la diminuzione di cornacchie implica indubbie difficoltà per altre specie di uccelli rapaci e il conseguente aumento di roditori e insetti; un eccesso di cornacchie comporta la diminuzione della riproduzione di Passeriformi e aumento dei danni diretti alle coltivazioni. E' allora necessario cercare un compromesso, un equilibrio che possa mantenere vitali le differenti componenti dell'ecosistema, Uomo incluso. Un equilibrio non cristallizzato, necessariamente dinamico, in conseguenza di cambiamenti ineluttabili piuttosto che progettati.

Innumerevoli altri casi di specie animali in conflitto di interessi con quella umana possono essere analizzati in termini di equilibrio e non di nocività/utilità: i cormorani e gli aironi che ci rubano i pesci, i piccioni che imbrattano i nostri monumenti, i roditori che mettono in pericolo la nostra salute, i lupi che mangiano le nostre pecore, gli orsi che spaventano i turisti, ecc.. Ogni problema andrebbe pertanto affrontato nella maniera più oggettiva possibile e, soprattutto, cercando di conoscere la maggior parte degli aspetti legati alla questione. Senza conoscenza non è mai possibile trovare soluzioni adeguate ai problemi. E, pur conoscendo, sarà ancora possibile sbagliare.

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Cornacchie nel Parco del Mincio (foto di Renzo Nichele)
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